IL PARADOSSO n° 037 - NOVEMBRE 2008
IL CASCO BALUARDO DELLA LEGGE

da Master Meeting NOVEMBRE 2008

Vai alla vignetta

Premetto subito che questo articolo è già un paradosso nello spirito e nel contenuto. Perché per metà è uno scherzo e per metà molto serio. Se vogliamo, in certi punti, è un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Cominciamo dando un annuncio che dire importante è dire poco: ebbene sì, ho risolto radicalmente e per sempre, qualche grave problema italiano.
Me ne stavo lì, a guardare il telegiornale delle 20 che ormai è un vero notiziario di guerra: il crack dell’economia e come ha messo in ginocchio il mondo che conta, i morti sul lavoro, i soldati e i civili che saltano in aria straziati in Afganistan, in Iraq e in tanti altri scenari di guerre ignorate o dimenticate, e poi i delitti di mafia o maturati in famiglia. Guardavo inebetito tanto orrore, quando mi si accese la prima lampadina. Non ancora la folgorazione che annunciavo all’inizio. Mi ero improvvisamente reso conto che tutta la sequela di cattive notizie altro non era se non la puntata giornaliera di una serie di rubriche, messe in onda ogni sera e, ognuna, avrebbe potuto avere tranquillamente la sua testatina: bancarotta, cosanostra, delinquenza comune, delitti in famiglia, guerra, prostituzione, pedofilia e quant’altro. Perché, infatti, non sono gli argomenti che mancano ma lo spazio per spiegarli.
Ad un tratto, mentre guardavo, è comparsa l’ipotetica rubrica “guerra civile” e sono apparse le prime immagini di una guerriglia non crudele e sanguinaria ma pugnosa e feroce. Non si svolgeva all’estero: eravamo in Italia. Perché polizia e forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, bastonavano di santa ragione i napoletani? Perché la gente del luogo, quella di un comune campano delle vicinanze, non voleva assolutamente che un decreto governativo diventasse realtà: installare in loco un termovalorizzatore. Praticamente un forno enorme per mandare in cenere tutta la monnezza attualmente in libera uscita per le strade della regione. La proteste era senza se e senza ma, perfettamente bipartisan, con tutte le rappresentanze politiche, sinistra, destra e centro, fraternamente unite per evitare quello che, a loro giudizio, sarebbe stato un mortale inquinamento per tutta la popolazione. Una scena violenta e reale, non stemperata dalla fiction: gente che se le dava sul serio e altrettanto sul serio le prendeva. Il tutto reso ancora più caotico da un incessante e rumorosissimo carosello di moto e motorscooter, tutte col clacson in azione. E ognuno senza casco, al cento per cento, senza un eccezione. Erano in moto a testa scoperta, massimo col bavaglio per mascherare la faccia.
Ecco: la rivelazione, la grande idea mi attraversò la testa come un lampo estivo. Ma come, i motociclisti non solo svolgevano una protesta ma stavano anche violando platealmente, una legge dello Stato, l’obbligo del casco! e, sul posto, c’era una marea di rappresentanti delle forze dell’ordine, dai poliziotti ai carabinieri, fino ai vigili urbani?
Allora, organizzare subito la chiusura di tutte le vie di fuga, fermare e accertare le responsabilità di ogni centauro, con arresto immediato per chi senza documenti. Tutte le moto, nessuna esclusa, confiscate, imbarcate sui camion e portate nei parcheggi comunali ad un tanto al giorno. Fare scattare intanto, in loco, le multe per il casco non in testa. E chi aveva espletato tutte le formalità, dietro il pagamento di cento euro, poteva riprendere il mezzo sequestrato.
Non ne faccio una questione di razzismo, di xenofobia antimeridionale, di illegalità permeata col dna partenopeo, di contiguità con la mafia. È il momento di cancellare una volta per tutte quell’insopportabile sorriso sulle labbra degli stranieri quando chiedono, con malcelata ironia: “Circa l’applicazione delle leggi, i napoletani godono forse dell’extraterritorialità?”.
A me hanno dato due multe salate, quattrocentomila lire per il non-casco.
Da allora non salgo più sulla Vespa senza prima indossarlo.



Fulvio A. Scocchera